DIETA O NON DIETA?

Di Elisa Balbi

 

    Eccomi qui! Dopo una domenica che qualcuno considererebbe un tour de force, ma che io ridefinisco, in maniera più appropriata considerato l’argomento, una vera e propria abbuffata di parole…eh, sì! Perché dopo aver tanto atteso e pubblicizzato quello che per me era un evento a dir poco curioso, e a cui mi sentivo onorata di poter prendere parte considerandolo una nuova frontiera in materia di alimentazione, non ho potuto parteciparvi. Vi chiederete se sono stata malata o impedita da cause di forza maggiore che mi hanno costretta a casa o altrove…no. Ero al piano di sotto in una piccola aula, pur dotata di tutti i confort possibili e immaginabili compresa una colazione luculliana costantemente a disposizione, e, sopra a tutto, in compagnia di persone splendide e con le quali è stato un vero piacere lavorare. Mi trovavo proprio lì, al Centro di Terapia Strategica di Arezzo, dove si svolgeva il seminario. Quindi non solo non ho potuto presenziare all’attesa giornata, ma ero al piano di sotto a lavorare e, tanto per gradire, durante le brevissime pause sentivo dalla terrazza esterna baciata dal sole le risate e gli applausi, oltre che le parole, a stento distinguibili da dove mi trovavo, dei relatori che si confrontavano su uno degli argomenti a mio avviso più interessanti che possano esistere. Ora, se è vero che “L’unico modo per resistere alle tentazioni è cedervi”, come suggerisce saggiamente quel simpaticone di Oscar Wilde, è anche vero che pochi ci dicono come comportarci quando non possiamo cedere.

    Ma torniamo alla mia abbuffata di parole, che ovviamente sono riuscita a sostenere non solo grazie alla piacevolezza della lettura sia nella forma che nei contenuti, ma anche grazie a un’ora e mezza di trekking lungo il fiume che ha contribuito a mantenere attivo il mio metabolismo basale, complice una fornita colazione di primissima mattina, quando con mio sommo piacere ancora tutto intorno a me dormiva.

    Ho cominciato a leggere e sono rimasta, dalle prime pagine rassicurata per aver ricevuto conferma di quanto ho sempre ritenuto valido con me stessa, ovvero del fatto che il nostro corpo non è fatto per essere grasso o magro, ma per funzionare bene e raggiungere la propria forma migliore, che non può essere la stessa da un individuo all’altro. Di questo devo ringraziare Filippo Ongaro, medico d’avanguardia e innovatore nella medicina preventiva e anti – aging, che evidenzia l’importanza di un ritorno, dal punto di vista alimentare,  a ciò che a livello primordiale regolava il funzionamento dell’essere umano e che, da un lato lo ha differenziato dalle altre specie [per esempio con un aumento nel consumo di proteine animali, quindi di grassi, “…determinanti per trasformare il sistema nervoso degli ominidi nel più formidabile dei cervelli” (cit.)]. D’altro lato fondamentale è la riscoperta dei segnali che provengono dal corpo che ci dice cosa desidera. Se lo ascoltiamo, il corpo ci parla e ci sussurra all’orecchio quello di cui ha bisogno; se non lo ascoltiamo, il corpo è costretto ad urlare per prendersi quello di cui ha bisogno. Questo troppo spesso fa la differenza tra uno scoiattolo e l’uomo; il primo forse con un cervello meno formidabile ma in formissima e in salute, il secondo forse con un cervello più abile nel ragionamento ma con una scarsa capacità di sentire, di stare in silenzio e di ascoltare quell’intimo sconosciuto in cui alberga: il proprio corpo. Sempre grazie a lui ho scoperto che di 100 calorie di proteine assunte 25 ne consumiamo per bruciarle, anche se ho cominciato ad avere il sospetto di mangiare troppo nel momento in cui il suggerimento alimentare è stato quello di suddividere il piatto in quattro parti da riempire per due parti di verdure, una parte di proteine e una di cereali integrali. Poi mi sono detta che non si specificava quanto il piatto dovesse essere grande, allora mi sono rincuorata, mi sono sentita affine a questa modalità di gestire l’alimentazione nella direzione di assecondare le proprie esigenze naturali, e mi sono detta: “che bello!”

    La beatitudine è tuttavia durata ben poco, nel senso che, iniziato a leggere il contributo di Luca Speciani, inventore della DietaGIFT - Gradualità, Individualità, Flessibilità,Tono – autore di 15 libri su medicina, sport e alimentazione, ho fatto una scoperta sconvolgente: SONO A DIETA. A parte il periodo adolescenziale, il mio come quello della maggioranza caratterizzato da una certa confusione sulla propria immagine indotta dai cambiamenti troppo veloci e tipici dell’età, ormai da anni posso dirmi una convinta sostenitrice della non necessità delle diete, se non della loro inefficacia. Vero è che la beffa è che quando qualcuno ti vede, essendo in forma, pensa immediatamente che sei a dieta, contrariamente a quanto di solito accada nel momento in cui si abbia di fronte una persona in sovrappeso che per i più si concede le lussurie più sfrenate con il cibo, mentre magari nel proprio intimo soffre e combatte costantemente contro la bilancia, i chili di troppo e il cibo stesso. Ma poco importa della beffa di quello che pensano gli altri perché in realtà è una beffa solo formale, mentre di fatto ci si guadagna solo, sia in benessere che in salute.

    In che senso allora posso dire di aver scoperto di essere a dieta? Nel senso che mi sono accorta che, senza volerlo e senza conoscerla (benedetta ignoranza), nei fatti la mia alimentazione è in sintonia con la DietaGIFT, che ho scoperto essere basata sul “portare l’ipotalamo per più tempo in modalità consumo per riequilibrare le percentuali di grasso e di muscolo nell’organismo” [cit.] , con lo scopo di regolare la modalità di azione ipotalamica verso l’accumulo o il consumo. Questo, contrariamente a quanto avviene dopo una usuale dieta ipocalorica che, essendo basata sulla restrizione, crea una condizione simile alla carestia che predispone il metabolismo ad accumulare più grassi del dovuto per resistere alla scarsa presenza di nutrienti. Il primo risultato è che nel primo mese si ha l’illusione di diminuire di peso, mentre in realtà si perdono più muscoli e acqua che grassi, che l’organismo tende a preservare come riserva rallentandone il consumo (un po’ come una pianta assetata nel deserto – il cactus). L’aspetto più disarmante è che la persona, dopo aver tanto sofferto per astenersi, quando riprende a mangiare nella famosa fase di mantenimento, ingrassa più velocemente e riprende i chili con gli interessi non bruciando come dovrebbe. A questo punto posso rincuorarmi perché, se per dieta si intende dieta ipocalorica, allora non sono a dieta, se con il termine dieta ci si riferisce al suo significato etimologico di “modo di vivere”, allora si comincia a ragionare.

    Quindi dopo la fase di allarme, che è bene non protrarre a lungo in generale, pena rischi infiammatori che potrebbero minare la stessa forma fisica, mi sono di nuovo rassicurata ottenendo conferma rispetto ai punti cardine da rispettare, che alla fine corrispondono ai miei. Come incipit una colazione abbondante, perché “…è falso affermare, come fanno moltissimi nutrizionisti, che una caloria è sempre uguale a una caloria.” [cit.], poi l’importanza di dimagrire lentamente, la preferenza di cibi ricchi di fibra (legumi, cereali integrali, frutta, verdura, noci), oltre che di adeguate quantità di proteine. Il tutto da masticare a lungo, e prendendosi il tempo necessario per mangiare tranquilli l’abbondanza di calorie sane e pulite, in un regime di costante abitudine al movimento fisico, meglio se la corsa.Tralascio poi in questa sede i suggerimenti pratici per una spesa a favore del consumatore, in questo caso non dal punto di vista economico ma salutare e orientato al benessere psico – fisico, per consentire al lettore di soddisfare la propria curiosità attraverso la lettura del libro pubblicato da questi grandi della scienza dell’alimentazione, appunto Dieta o non dieta.

    Passando da ciò che si vede a quello che non si vede, ho molto apprezzato il contributo tecnico di Lorenzo Bergami, nutrizionista specializzato in alimentazione per sportivi che segue calciatori di serie A, atleti nazionali ed europei, che, passando attraverso l’illustrazione del funzionamento di acqua, proteine, lipidi, glucidi, frutta e verdura, fornisce indicazioni pragmatiche interessanti. A cominciare dalla buona regola di bere dagli 8 ai 10 bicchieri di acqua al giorno senza aspettare di avere sete, al fine di evitare il processo di disidratazione che può rallentare il metabolismo. Quanto alle proteine (meglio se per un 60% animali e per un 40% vegetali come cereali, legumi, tofu e seitan), guai a privarsene, essendo esse responsabili della crescita e riparazione dei tessuti e della secrezione di ormoni e di enzimi che, se non introdotti con il cibo, vengono sintetizzati dal corpo per compensare degradando il muscolo scheletrico. Venendo ai lipidi, richiedendo un tempo superiore per essere digeriti, rallentano la comparsa dello stimolo della fame, mantenendo la glicemia relativamente costante. Poiché proteine e verdure che sono ricche di fibre, insieme, aiutano la sintesi dei carboidrati, così come i grassi, è bene associare la pasta a sugo di carne o pesce, alle verdure e a un cucchiaio di olio di oliva, piuttosto che la sola pasta. Infine, aspetto molto interessante e condiviso, frutta e verdura, meglio cruda, che limitano le calorie ingerite per l’elevato contenuto di fibre e il ridotto contenuto di grassi. La cosa carina, e per la quale spesso vengo guardata come una aliena, è che bisognerebbe abbinare almeno 5 tipi di verdure in un pasto, meglio se di diverso colore.

    Oltremodo innovative e non ordinarie le proposte di Pier Luigi Rossi, nutrizionista, consulente scientifico di Rai Uno, ospite fisso di svariate trasmissioni, e il suo Metodo molecolare di alimentazione consapevole che sostiene che al centro del sistema biologico non ci siano più le calorie ma le molecole. Per cui l’ipossia cellulare, indotta per esempio dallo stare a lungo in luoghi carenti di ossigeno o da una scorretta respirazione, impedisce alle cellule di bruciare i lipidi, quindi porta a obesità anatomica. Ma l’aspetto a mio avviso più interessante è quello legato ai livelli di glicemia per cui l’obesità nascerebbe dall’intestino, all’indice insulinemico che deve essere basso perché i grassi vengano usati a fini energetici in luogo dei carboidrati, salvo che nel cervello e nel tessuto nervoso. Per non parlare dell’associazione tra insulino – resistenza e difficoltà, pur non patologica, a dimagrire. Quanto alle indicazioni, mi trovo molto in linea con l’illuminata idea di abbinare un’ottima e fresca insalata mista ricca di fibre a proteine a verdure cotte, lasciando il resto a chi si trova bene in uno schema con linee guida più precise e che consentano una scansione dei pasti più controllata.

    Con Monica Bossi, unica professionista donna, il che ci può stare considerando che il rapporto con il cibo è usualmente più singolare nella donna che nell’uomo, medico omeopata, nutrizionista e docente di medicina anti – aging e preventiva, dalla scientificità tipica della medicina cosiddetta tradizionale - per quanto in questo caso spinta verso nuovissime frontiere - si passa al concetto di interazione tra il sistema mente e il sistema corpo, con l’indicazione di alcune linee guida fondamentali: L’esito di un regime alimentare va associato al tipo di metabolismo specifico di quella specifica persona in relazione alle sue caratteristiche metaboliche e alla propria condizione emotiva”. L’obiettivo deve essere il raggiungimento del peso forma non del dimagrimento. Essenziale è preservare il piacere del cibo mantenendo alcuni punti fondamentali: spontaneità nella ricerca del cibo e della necessità di soddisfare la fame; sensazione di libertà nella scelta dell’alimento e della percezione del vivere quotidiano; consapevolezza delle proprietà intrinseche dei cibi; perseguimento e mantenimento dello stato di salute e di benessere psicofisico; perseguimento e mantenimento di un senso di soddisfazione e di autostima. Questo all’interno del suo Health coaching che riscopre il cibo come il più potente strumento a nostra disposizione, accanto a una adeguata attività fisica e a tecniche di riequilibrio psico – emotivo.

    Tale contributo, come naturale conseguenza di tutto il percorso dal primo all’ultimo di questi nostri illuminati, prepara la strada alla Dieta paradossale di Giorgio Nardone che sin dalla sua introduzione ha dimostrato la propria efficacia ed efficienza nel raggiungimento del risultato di essere in forma e senza sforzi, semplicemente seguendo le richieste e le necessità del corpo. Uno strumento dunque non altro da sé che, pur con una iniziale possibile diffidenza, controvertendo essa tutte le abitudini inveterate della cultura moderna in quanto ad alimentazione, quando viene utilizzato e mantenuto per il sufficiente tempo, consente di ottenere non solo dei risultati, ma soprattutto di mantenerli nel tempo. Questo non tanto in virtù del suo potere dimagrante, ma del fatto che non si tratta di dieta restrittiva ma di una dieta non dieta che quindi si sintonizza sulla natura del singolo individuo, a patto che questi segua la pancia ed eviti contaminazioni di testa. Non manca anche in questo caso la necessità del movimento, che è poi tipica dell’essere umano, anch’esso scelto sulla base del piacere, così come la cornice del setting nel quale si consuma il pasto, compresa la compagnia, che dovrà essere altrettanto piacevole.

    A dir poco piacevole è stata la situazione nella quale mi sono trovata nel momento in cui ho avuto l’opportunità di pasteggiare con i relatori del seminario; persone dotate di un’intelligenza non solo professionale ma anche e soprattutto sociale che, contrariamente a quello che spesso accade, seguono i principi che professano. Personalmente amo molto osservare gli altri, anche correndo talvolta il rischio di rimanere più a lato delle situazioni, e devo dire che, pur non avendo avuto l’opportunità di apprezzare gli stessi al lavoro, dopo aver letto il libro ho ricevuto indietro solo conferme. Devo ancora decidere se vedere la registrazione della giornata oppure no, perché al momento le sensazioni è quella di chi legge un libro sulla base del quale producono un film; meglio andarlo a vedere correndo il rischio che quello che si era immaginato crolli rovinosamente, oppure no, mantenendo così vive le sensazioni e le percezioni che nascono più dalla pelle, che da una rielaborazione mentale?

    Credo che alla fine, tutto sommato e considerando le persone che ho avuto modo di conoscere e con le quali ho avuto l’opportunità di lavorare - non ultima una sorpresa di Maria Cristina Nardone in persona che lavorava in un’aula adiacente alla mia - non sia stato poi così male non poter cedere alla tentazione, avendo mantenuta nei confronti di qualcosa che si poteva solo immaginare la curiosità viva e ancor più fervida che se fosse stata soddisfatta. L’aspetto più piacevole del resistere alle tentazioni, infondo, è la consapevolezza di poter cedere che porta a scegliere di non cedere, ma di concedersi di immaginare come sarebbe farlo… sublimazione? Autoinganno? Può essere, ma è così che funziona. Quindi ora, vista l’ora, vado a procurarmi tutti gli ingredienti per la mia insalatona gigante fatta di almeno 5 verdure differenti e di diverso colore, il mio trancetto di salmone che contiene in sé una buona dose di omega 3, oltre che quella giusta quantità di grassi che non richiedono aggiunte ulteriori per nutrire i miei adorati neuroni, un po’ di verdura cotta e un’adeguata percentuale di cereali che io li gradisco di kamut integrale e…a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui…”Buon appetito…”. 

 

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