L’AUTOINGANNO D’AMORE: LE ASPETTATIVE ILLUSORIE

di Elisa Balbi

   Dove eravamo rimasti? ...alla congiura del silenzio, che abbiamo individuato come la prima indicazione utile, nel corso di una relazione, per prevenire o per uscire da una situazione di impasse, per non dire critica. In effetti, pur ritenendo il dialogo una delle matrici fondamentali per la buona riuscita di una relazione, è anche vero che rispetto a certe questioni sarebbe meglio evitare di indugiare troppo. Pensiamo alle storie pregresse oppure alla famiglia di origine che spesso si trasformano nell'immaginario del nuovo arrivato come una sorta di fantasma con il quale scatta, inevitabile, un termine di confronto perso a priori. O ancora immaginiamo, più avanti nell'evoluzione della coppia, eventuali inaccortezze o errori commessi, che per quanto ci si possa scusare non si possono cancellare, e che diventano motivo di elucubrazioni estenuanti nel proprio essere senza fine, e soprattutto senza soluzione.

   Accanto a ciò non si può trascurare il fatto che la tendenza a invadere la vita dell'altro, spinta dall'imperante esigenza di aver tutto sotto controllo per essere rassicurati, è una pratica piuttosto comune. Come se non bastasse, tale tendenza è in linea con un’altra con la quale forse esiste un rapporto di reciprocità, che è la necessità, talvolta quasi disarmante se non preoccupante, di sbirciare, di conoscere, di controllare l’individualità dell’altro, fino a farla fin troppo spesso soffocare. Il risultato è devastante perché alla fine quella persona, trasformata in quello che si voleva, non piace più non essendo più la stessa. E la beffa è che, se ci si sofferma un momento su quello che il partner è diventato, ci si rende conto che frequentemente quello che non piace è la parte dell'altro diventata più simile a sé.

    Qui arriviamo a un altro punto fondamentale,  che ci darà poi lo spunto per la formulazione della seconda regola dell'amore, che è la tendenza, generalizzata e probabilmente derivante dal sano egocentrismo basale di ognuno di noi in quanto essere umano, ad attribuire ad altri caratteristiche, intenti, comportamenti, pensieri o sensazioni propri. Quante volte vi sarà capitato di affermare: “Se fosse successo a me, avrei fatto …”, oppure: “Io al tuo posto gli direi che …”, o ancora: “Se ha agito così, allora …”, e quante volte, trovandovi voi in circostanze simili, vi siete comportati esattamente come quelle stesse persone, precipitando nelle medesime banali trappole.

   È osservazione comune che quando si tratta di rapporti fra persone, siano esse più o meno conosciute, grande impatto nella considerazione che ci si forma di loro sia da attribuire alle impressioni che queste sollevano in noi, che non sono altro che sensazioni; questioni di pelle, insomma. Una persona che ci piaccia avrà tendenzialmente caratteristiche, qualità e doti che rivaluteremo in positivo, tanto che saremmo disposti a negare l’evidenza pur di salvaguardare l’idea che ce ne siamo fatti; il contrario varrà per coloro che, più sfortunati, a pelle non ci piacciono. Basterà che facciano una minuscola deviazione da ciò che riteniamo corretto fare, per essere etichettati come personaggi mossi da malevole intenzioni. Rimandando i lettori che volessero approfondire il tema da un punto di vista scientifico all’originale e interessante testo Le scoperte e le invenzioni della psicologia (Sirigatti, S., Stefanile, C., Nardone, G., 2008), la deduzione piu ovvia in merito a quanto introdotto e che sia l’uomo che la donna, infondo e infine, tendono a mettere nell’altro quello che ci vogliono vedere. Tale tendenza risulta elevata all’ennesima potenza quando si sia piacevolmente obnubilati dal trepidante amore, che rappresenta poi l'ambito privilegiato del nostro interesse.

    Se osserviamo con uno sguardo disincantato due persone che si innamorano, notiamo che spesso le caratteristiche dei due appaiono così dissonanti da stimolare in chi le guarda una serie di interrogativi in merito alla durevolezza dell'unione. In realtà, considerando che le persone si associano per affinità piuttosto che per somiglianza, quindi per complementarietà, le differenze tra i due derivano proprio dalla necessità di completare se stessi l'uno attraverso l'altro; un po' come accade ai poli positivo è negativo di due magneti. Fin qui nulla da eccepire o da volere differente. Se non fosse che questa creatura così diversa da sé, proprio in virtù di tale differenza, presenterà necessariamene una serie di aspetti che non si incontrano così bene con quelli che ci completano. Qui ci viene in aiuto l'autoinganno (Nardone, Balbi, 2008; Nardone, 2014) che corrisponde a un'interpretazone dell'altro attraverso la lente deformante dei propri desideri; il desiderio che quell'essere che piace tanto sia quello giusto fa sì che se ne sopravvalutino alcuni aspetti e se ne sottovalutino altri.

E non importa se in realtà tali caratteristiche non corrispondono precisamente alle qualità di chi si ha di fronte, purché si possa continuare a credere che sia così. Talvolta si realizza quello che il geniale Paul Watzlawick ha in più contributi definito "la realtà inventata che produce effetti concreti", per cui il fatto che il partner veda nella dolce metà alcune doti genera delle reazioni tali da parte di quest'ultimo per cui alla fine quelle doti diventano vere, in virtù dell'interazione realizzata che si protrae nel tempo. La stessa cosa può avvenire per le aspettative che si creano nei suoi confronti, che inducono spesso a far emergere alcuni aspetti di chi abbiamo di fronte che altrimenti rimarrebbero in ombra.

    Non sempre tuttavia gli eventi prendono il corso che ci si aspetta, soprattutto quando si divenga vittime vittime delle proprie aspettative a tal punto che non si ritiene di dover fare qualcosa perché esse si realizzino; piuttosto l'esito immaginato è dovuto. In questo caso, ci si aspetta che l'altro debba agire in un dato modo perché è quello che si farebbe al suo posto. Nella pratica sarebbe come avere un paraocchi che impedisca di vedere la strada che si sta percorrendo. Non tutti sanno che ai cavalli si mette il paraocchi non perché possano guardare avanti senza essere distratti da ciò che accade intorno, ma perché siano completamente ciechi, avendo essi una visione laterale e non frontale; non vedendo, essi sono costretti ad affidarsi a chi li guida. Questo, applicato al mondo delle relazioni, è non solo deresponsabilizzante ma addirittura fallimentare, portando a utilizzare un filtro troppo limitante, egocentrico e lontano dal concetto di individualità.

    Ora, come si riesce a uscire dall'inganno percettivo per percepire quello che effettivamente è l'altro al di là della nostra percezione? O forse dovremmo chiederci: posto il fatto che non è possibile percepire in maniera oggettiva la realtà, è proprio necessario uscire dall'inganno, o, come ci piace di più definirlo, dall'autoinganno d'amore per evitare di cadere nella tendenza a sopravvalutare o a sottovalutare l'altro? Infine, è proprio vero che persuadere se stessi dell'esistenza di qualcosa che non esiste, ma che in potenza potrebbe essere, sia da abortire se nei fatti ci fa bene?

    Poiché non è certamente facile entrare in una logica che appare semplice per chi la conosce e che risulta quanto mai difficoltosa da comprendere per chi sia influenzato da una emotività che inevitabilmente vince sulla ragione, entriamo a piedi pari nella seconda regola dell'amore:

   2. EVITARE A PRIORI DI ILLUDERSI CHE LE AZIONI/I PENSIERI (...) ALTRUI DEBBANO CORRISPONDERE AI PROPRI,  al fine di evitare il processo logico di illusione - delusione - depressione delle ASPETTATIVE. Come si riesce a fare questo? Allenandosi a vedere la realtà senza il filtro del vero e falso, giusto e sbagliato, ma secondo diversi possibili punti di vista fino a considerarli tutti ragionevoli, pur ovviamente sposandone uno o anche nessuno. Il costruttivismo ci insegna che non esiste un'unica realtà ma tante quante sono le persone che la osservano e, che anche all'interno di uno stesso individuo, è possibile che una medesima situazione sia percepita in una maniera o in  un'altra a seconda da dei vissuti, delle emozioni o delle interazioni che la influenzano inevitabilmente.

    La possibilità di ottenere un cambiamento, in questo caso, non si realizza tanto in maniera diretta sulle percezioni, ma assumendosi la responsabilità di conquistare quello che si desidera raggiungere. Immaginiamo, per proporre un esempio apparentemente banale ma che si riferisce a fatti molto concreti e all'ordine del giorno in una coppia di innamorati, che il proprio uomo sia uno di quelli che, per nulla materialista e poco legato alle ricorrenze, per propria stessa ammissione, non suole festeggiare anniversari o compleanni come spesso le donne amano che si faccia, anche pur a livello simbolico con un fiore trovato, appena ci sveglia, infondo al letto. Al di là di qualunque considerazione su chi sia dalla parte del torto o della ragione o di attribuzioni indebite di senso che porterebbero solo a elucubrazioni lamentose - e chi si lamenta non è così desiderabile - immaginiamo che la nostra donna, piuttosto che recriminare, rinfacciare o mettere alla prova l'altro, cominci a sottolineare ogni ricorrenza con una piccola, minimale carineria nei confronti del proprio disattento partner. Ci riferiamo a piccoli piacevoli dimostrazioni di attenzione, come un sms un po' sdolcinato, un foglietto di carta lasciato sul tavolo con un cuoricino disegnato, una cenetta con il cibo preferito, il caffè caldo la mattina nel letto...e si potrebbe andare avanti all'infinito. Considerando anche l'uomo più resistente e refrattario, potete contare sul fatto che, dopo qualche mese, succederà che, quasi per caso o per gioco, magari il giorno del vostro compleanno, egli si presenterà al portone di casa con una rosa, che non è detto sia il vostro fiore preferito, ma nel suo immaginario è il fiore dell'amore. Ovviamente tale gesto andrà sottolineato e rinforzato da una reazione di tale sorpresa così fargli venire la voglia di farlo di nuovo, magari non troppo presto, ma magari quando meno ce lo aspettiamo, o sottilmente  ma mai dichiaratamente indotto... .

    Abbiamo lanciato il primo seme che, se coltivato e curato, potrà portare a raccogliere i frutti desiderati.

   Lanciare il primo seme, come è evidente, implica che i cambiamenti non si verificano né per magia né per caso, ma devono essere costruiti al fine di essere agiti. In altri termini, ognuno di noi è responsabile non solo di se se stesso ma anche delle persone che ha accanto, che possono essere terribili o meravigliose a seconda di come ci si pone nei loro confronti.

Aspettarsi che lui sia come lo si è immaginato creerà l'illusione che egli sia quello che non è, e impedirà di agire per far sì che diventi quello che si desidera, contrariamente a quanto accade a chi, desiderando che l'altro affini certe caratteristiche, agisca per raggiungere il proprio obiettivo. In quest'ultimo caso possiamo ritenere con ragionevole certezza che si stia contribuendo a una felice evoluzione della relazione, nel primo che sarà molto probabile, un giorno, svegliandosi,  che ci si accorga di avere accanto un perfetto sconosciuto.

 

 

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