UNA MAMMA PER UNA FIGLIA

di Elisa Balbi

 

Ti svegli la mattina e non sai chi troverai di fronte a te, e soprattutto di che umore sarà.

Sì, mamma! Se hai una figlia dai tredici ai diciotto anni, più o meno, in questo scritto parleremo di lei, attraverso qualche piccolo consiglio rivolto a te.

Consapevole delle difficoltà che stai incontrando a doverti ogni giorno confrontare con quella che non pare più essere tua figlia, ma aver assunto le vesti di una mutante alla Wolverine di X- man, riteniamo che tu abbia uno dei ruoli più ardui. 

Esistono mutamenti che rientrano nella naturale fase di crescita e di evoluzione da uno stato all’altro; è previsto che la piccola, in fase di mutazione, non si senta troppo definita, sia dal punto di vista prettamente fisico e della propria immagine, che nella percezione delle nuove sensazioni che a questa età spesso la investono spiaccicandola a terra, come farebbe un camion da rimorchio.

Se da un lato quanto detto può suonare come una condanna in contumacia, d’altra parte abbiamo un vantaggio da valutare, ovvero il fatto che esiste uno specchio di osservazione privilegiato che ogni figlia può utilizzare come una risorsa; non tanto per sentirsi dire quanto è bella con il tipico tono rassicurante materno, ma per riuscire a definire con se stessa i propri confini, i propri contorni, e talvolta per riuscire a capire come uscire dal tornado nel quale sente di essere intrappolata.

Tale specchio, con qualche piccolo accorgimento, puoi essere tu, mamma. Lasciata a te stessa potresti pensare che il tuo compito sia quello di aggrapparti alla tua creatura con tutte le forze per riuscire a salvarla, oppure che dovresti cercare di prevenire certe purtroppo inevitabili sofferenze o, ancora, che la tua missione sia di starle accanto sempre e comunque, per farle capire che è normale quello che sta vivendo, che fa parte dei giochi, ma che passerà.

Se quello che viene da fare per istinto a piccole dosi può essere di aiuto, in questa particolare età della vita qualcosa cambia a tal punto da dover cambiare strategia rispetto alle precedenti età. In questo caso, infatti, non vale l’idea per cui “se la proteggo non le accadrà nulla”.

Come si fa, in effetti, a proteggersi da se stessi, e dalla propria necessità di crescere?

Ragionandoci un po’ su, il modo migliore per superare un momento critico spesso è quello di lasciarsi trasportare vivendo in toto la difficoltà da affrontare per, una volta sul fondo, bucare il vortice dall’interno. Questo tua figlia, non lo sa…forse fino ad ora neppure tu ci avevi riflettuto fino in fondo…ma ora lo sai, e puoi provare a insegnarlo a lei.

A questo punto ti chiederai: “Ma come si insegna questa cosa? Come tirarla fuori dal vortice se lei non crede a quello che le dico? Se contesta ogni mio tentativo di rassicurarla, se le ho provate tutte ma nessuna funziona, come posso muovermi?

Considera, in primo luogo, che se lei ti racconta qualcosa di sé, ti sta raccontando un segreto e che un segreto richiede uno spazio che lo accolga; una sorta di scrigno dove possa essere custodito senza essere scoperto da tutti, senza essere tradito, né discusso, né tanto meno giudicato.

Un segreto richiede uno spazio di ASCOLTOperché quando te lo svela, lei lo sta al contempo svelando a se stessa, e questo le permette di sentire che effetto fa sentirsi in quel modo. Le sensazioni nuove, quando vengono tenute dentro, talvolta diventano talmente ingombranti che quasi non si riescono a contenere, o meglio, esse richiedono talmente tanta energia per essere elaborate, da impedire di realizzare che cosa effettivamente provocano nel corpo di chi le ospita. E allora è chiaro che quello che tua figlia ti chiede spesso non è un parere, non è un confronto, non è un consiglio; quello che ti chiede è di essere il suo scrigno, dove possa depositare il suo segreto, per poterci ragionare sopra e valutare se abbia un senso tenerlo lì, oppure se sia bene trasformarlo, anche grazie a te e al tuo essere lì.

Sei lì che la ascolti e che, in silenzio, le stai dicendo ‘quello che stai vivendo l’ho vissuto anche io; è concreto in virtù del fatto che lo senti; è reale in quanto così lo percepisci; ma proprio essendo tu a percepirlo puoi al tempo stesso trasformarlo”.

Questo sarà il primo passo che permetterà alla tua giovane figlia mutante di, parlando a te, parlare a se stessa e di cominciarsi a chiarire un po’ di cose, sentendosi compresa e avendo un punto di riferimento imprescindibile.

L’ascolto rappresenta dunque uno spazio fondamentale, ma si tratta solo di un primo passo di una serie di altri che non possiamo definire più semplici del primo. Per esempio: cosa fare dopo che la si è ascoltata? Va bene lo scrigno, va bene il fatto che parlando con te ristrutturi se stessa e il proprio pensiero, ma lei pretende una risposta e ti mette alla prova in ogni modo, e lo fa toccando le tue più sensibili corde emotive, pur di avere da te quello che non riesce ad ottenere da sola.

E allora dopo l’ascolto viene il momento di SINTONIZZARSI con la sua visione di se stessa, che in termini pratici vuol dire evitare di squalificare il suo pensiero, facendole sentire che la comprendi perfettamente perché “…ora non si direbbe ma alla tua età…quasi mi vergogno a dirlo… non ero propriamente un fiore e…non mi piacevo proprio e…credo anche che non piacessi neppure agli altri, tanto mi sentivo sfigata e brutta…”. Scioccante rivelazione questa, che ti permette di creare quel clima di complicità che predisponga lei ad affidarsi a te in quello che dovrai aiutarla a fare. Si tratta di un clima in cui la comprendi ma non la compiangi, perché tu sei la dimostrazione vivente del fatto che questo momento passerà, al di là di quanto la via, ora, possa apparire, senza via senza uscita.

E come gli esercizi del funambolo diventano ogni volta più funambolici, quello che dovrai fare tu, come terzo passo, richiede ancora più sangue freddo, perché implica assumersi la responsabilità di rimandare a lei la responsabilità di se stessa. È il momento di sancire un PATTO: tu la aiuti a diventare bella quanto può essere bella, lei lavora per diventarlo; tu fai la mente che contiene il segreto e la fune che la aiuta a giungere infondo al vortice senza fracassarsi, e lei, arrivata infondo, si impegna a bucare il vortice dall’interno. Le strategie a questo punto possono essere varie e diverse a seconda dell’obiettivo da raggiungere, ma è meno difficile di quanto appaia, se si considera che a questo punto lei si affiderà a te e che gli obiettivi da raggiungere te li indicherà lei, e anche la modalità da utilizzare.

Questo, ovvio, se eviti ancora una volta di fare tu al suo posto, spinta da un lato dal desiderio di aiutarla e dall’altro dal senso di colpa che deriverebbe da un eventuale tuo fallimento, in questo momento così delicato della sua e della tua vita insieme. E allora discuterete insieme di quelle che per lei sono le sue caratteristiche più stonate, dopodiché, al di là del fatto che la sua visione coincida o meno con la tua, valuterete insieme che tipologia di correttivo si potrebbe introdurre per armonizzarsi, fino ad arrivare a piacersi.

L’accordo si potrà sancire solo nel momento in cui si sarà individuato che cosa lei potrà fare, sotto tua supervisione, per migliorare se stessa; il messaggio è dunque che se vuole ottenere qualcosa se lo deve meritare; conquistarlo per ottenerlo e mantenerlo, “…anche perché se sarai tu a farlo nessuno potrà toglierti quello che avrai ottenuto. E io ti aiuterò, e io sarò con te quando avrai bisogno di parlare, di essere incitata per mantenere la rotta, o semplicemente di una spalla su cui appoggiarti, oppure il tuo argine aiutandoti a proseguire lungo il tuo corso senza straripare. Fino a che servirà che io apra di nuovo il mio scrigno per contenere un nuovo segreto, ma senza inseguirti, facendo in modo che sia tu a chiedermelo”.

E alla fine del viaggio siamo di nuovo al punto di partenza, nel senso che sicuramente ti chiederai come si faccia ad ascoltare qualcuno che non ti parla, e più la insegui e più scappa. Tieni presente che i ragazzini non chiedono di essere inseguiti, ma che ci si dimostri disponibili: devono sapere che se avranno bisogno di te tu sarai lì, pronta ad intervenire perché riescano a cavarsela da soli; e allora se lei ha voglia di parlare tu ci sei, senza giudicarla, senza proferir parola, semplicemente per ascoltarla. Poi stop! Hai fatto quello che spettava a te; fai in modo che, lanciata la fune, sia lei a raccoglierla e lasciala lì, fino a quando lei deciderà di afferrarla; magari timidamente e con prudenza, ma se eviti di inseguirla, a questo punto, è molto probabile che sia lei a cercare te.

Un po’ come un gatto. Ancora di più, un po’ come un gatto nero in una stanza buia…come si fa a prendere un gatto nero in una stanza buia? Ci si siede e lo si aspetta, attirandolo con il calore del proprio corpo, con l’apparente impercettibile battito ritmico del cuore, con il respiro che si fa più lento e rassicurante. E il gatto non tarderà ad arrivare: attirato da te e dai tuoi sensi, si accoccolerà sulla tua pancia per essere accarezzato.

 

 

 

Per le problematiche che ricorrono con più frequenza nelle diverse fasce di età ricoprendo il ciclo intero di vita, rimando alla lettura della seguente pubblicazione, che nasce grazie alla collaborazione dell’équipe del Centro di Terapia Strategica: