E'il primo postulato della "Pragmatica della comunicazione" (Watzlawick, 1967). Dunque si deve scegliere se farlo in modo casuale e subire tale ineluttabilità, oppure scegliere di farlo strategicamente e gestirla.

La comunicazione può essere definita come l'attività che ci permette di mandare segnali che, a loro volta, generano risposte significative nell'ambiente, attuando un processo interazionale e teoricamente infinito di azioni e retroazioni. La comunicazione strategica è l'arte, sviluppata prima da P. Watzlawick e poi da G. Nardone, dell'uso del linguaggio verbale, paraverbale e non verbale come strumento per rendere la nostra comunicazione capace non solo di far "capire razionalmente" ma soprattutto di far "sentire suggestivamente" ciò che si vuol indurre nei nostri interlocutori; parafrasando le parole di Austin, un linguaggio performativo che si sostituisce a quello ordinario indicativo: ovvero, il passaggio da una comunicazione che spiega a una che induce a fare.

"IL DIALOGO STRATEGICO": rappresenta il punto di arrivo di un percorso di ricerca, applicazione clinica e consulenza manageriale realizzata nell'arco di oltre 15 anni presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Tale cammino ha visto impegnati a dare il loro contributo non solo Giorgio Nardone ma molti altri colleghi, collaboratori, studiosi sia italiani che stranieri oltre che i clienti, spesso inconsapevoli dell'aiuto offerto durante i nostri dialoghi. Oggi il "Dialogo Strategico" risulta essere la tecnica più evoluta dell'antica retorica del linguaggio ipnotico e della pragmatica ed è divenuta la metodologia più avanzata per condurre un singolo colloquio, capace di indurre radicali cambiamenti nell'interlocutore, rappresenta la sintesi di tutto ciò che è stato realizzato in precedenza. Questa, ha però rappresentato anche un nuovo 'punto di partenza', in quanto la messa a punto della tecnica di Dialogo Strategico e la sua sperimentazione, con i suoi effetti sorprendenti riguardo sia al suo potere nel promuovere cambiamenti che alle sue possibili applicazioni a diversi contesti, ha aperto nuove promettenti prospettive di ricerca e di intervento. Tutto ciò dal nostro punto di vista, è dovuto al fatto che questo metodo induce cambiamenti che non sono il prodotto di direttive che l'esperto' da all'inesperto', ma il frutto di scoperte congiunte dei due, ad effetto del loro dialogo a tal fine sapientemente strutturato. In questo modo si azzera la naturale resistenza che ogni sistema umano, individuale o esteso, oppone al cambiamento del suo equilibrio anche quando questo sia sofferto o addirittura patologico, anzi mediante il dialogo strategico tale limite viene trasformato in risorsa. Poiché il consulente o il terapeuta, come un saggio stratega, con manovre sottili guida il suo interlocutore ad essere lui l'attore protagonista della scena, in modo tale che questi si persuada di ciò che egli stesso sente e scopre. Parafrasando i primi Sette Sapienti della tradizione ellenica, riteniamo che la 'magia' di questa tecnica risieda nella sua dirompente essenzialità, ovvero: «nulla di troppo, solo ciò che è abbastanza». Questa raffinata strategia per ottenere il massimo con il minimo, è venuta a costituirsi come una naturale evoluzione della precedente formulazione di protocolli di trattamento specifico per particolari patologie, composti dalla comunicazione strategica, da stratagemmi terapeutici e da una sequenza di manovre costituiti ad hoc per le differenti tipologie di problema. È stato proprio grazie al successo conclamato, in termini di efficacia ed efficienza terapeutica di tali protocolli, a guidarci a ideare anche il primo colloquio come un vero e proprio intervento piuttosto che come fase preliminare. Così le domande sono divenute domande ad illusione di alternativa, le parafrasi più marcatamente ristrutturanti, il linguaggio più evocativo di sensazioni, le prescrizioni sono diventate la spontanea evoluzione del dialogo, strategicamente realizzato, piuttosto che una forzatura ingiuntiva. In tal maniera, il conoscere i problemi mediante le loro soluzioni, da costrutto e metodo di ricerca, è divenuto logica operativa e strategia per il primo, e spesso unico, incontro di terapia o consulenza. Come già riferito, questo è un sapere antico che è stato ripreso e perfezionato durante decenni di lavoro orientato a produrre cambiamenti nelle persone attraverso il dialogare con loro riguardo ai loro problemi da risolvere o i loro obiettivi da raggiungere.

RENDERE "MAGICHE" LE PAROLE: LA COMUNICAZIONE NON VERBALE: ogni atto comunicativo è prima di tutto non verbale, pertanto attraverso ciò è impossibile evitare di influenzare o essere influenzati, così come è inevitabile suggestionare o essere suggestionati. Chiarito questo, ne consegue che la conoscenza e le acquisizione di tecniche comunicative non verbali dimostratesi in grado di influenzare le azioni e le credenze sia proprie che degli altri, in quanto in grado di amplificare o dirottare le percezioni dell'individuo, rappresenti una fondamentale competenza per chiunque voglia migliorare sé stesso, gli altri o il mondo. Infatti, a qualunque campo io mi possa applicare non potrò eludere gli effetti suggestivi del mio comunicare oltre le parole. Che io sia un terapeuta o un manager, un insegnate o un ricercatore la capacità di utilizzare competenze comunicative in grado di suggestionare e suggestionarmi, appare come uno strumento fondamentale per incrementare la efficacia del mio operato e quello di coloro che mi stanno intorno.

Dal contatto all'influenzamento: piccoli accorgimenti che fanno la differenza:
• Sintonizzarsi per evocare nuove percezioni nell'interlocutore
• Far sentire piuttosto che spiegare
• Dello Sguardo, modalità di influenzamento attraverso il contatto oculare.
• Della Prossemica: gestione della distanza e danza tra intimità e distacco
• Della Postura e movimenti suggestivi del corpo
• Del Sorriso e della Mimica facciale.
• Della Prosodia e cambiamenti del tono della voce
• Timbro, ritmo, frequenza e pause
• Musicalità e vivacità vocale
• Armonie e dissonanze negli accordi vocali: creare l'armonia delle ridondanze
• Sintonizzare il verbale con il non verbale.

Le due " invenzioni tecnologiche" realizzate, la tecnica del " dialogo strategico" e quello del "rendere magiche le parole", rappresentano una vera e propria punta di diamante del nostro lavoro. La prima è una raffinata struttura per rendere un singolo colloquio un vero e proprio processo di cambiamento strategico. La seconda concerne l'uso del linguaggio non verbale e paraverbale per rendere la comunicazione verbale più suggestiva ed influente.
Saper utilizzare il linguaggio verbale e non, unito a procedure di problem solving per ottenere cambiamenti nelle percezioni e nelle azioni dei nostri interlocutori o di noi stessi, in altri termini è come saper rendere "magiche le parole".

 

PER SAPERNE DI PIÙ LEGGI:
• Nardone, G., Psicotrappole, Ponte alle Grazie, Milano, 2013
• Nardone, M.C., Milanese, R., Prato Previde, R., L'azienda vincente, Ponte alle Grazie, Milano, 2012
• Nardone, G., Problem solving strategico da tasca, Ponte alle Grazie, Milano, 2009
• Balbi, E., Artini, A., Curare la scuola, Ponte alle Grazie, Milano, 2009
• Nardone, G., Balbi, E., Solcare il mare all'insaputa del cielo, Ponte alle Grazie, Milano, 2008
• Nardone, G., Cambiare occhi toccare il cuore, Ponte alle Grazie, Milano, 2007
• Milanese, R., Mordazzi, P., Coaching strategico: trasformare i limiti in risorse, Ponte alle Grazie, Milano, 2007
• Nardone, G., Salvini, A., Il dialogo strategico, Ponte alle Grazie, Milano 2004
• Nardone, G., Cavalcare la propria tigre, Ponte alle Grazie, Milano, 2003