ANORESSIA - BULIMIA - VOMITING - BINGE EATING rappresentano quattro tipologie differenti di disturbo alimentare sia nella manifestazione che nelle modalità di funzionamento e di mantenimento, richiedendo conseguentemente strategie di soluzione molto diverse.

 

ANORESSIA: graduale e progressiva diminuzione della quantità di cibo ingerita con conseguente calo di peso notevolmente al di sotto del proprio peso forma. Nella maggioranza dei casi insorge dopo una dieta dimagrante e si esplica in termini strategici come un tentativo di controllo tanto ben riuscito da non poterne fare a meno. Al di sotto di un certo peso, la percezione del corpo si distorce come se la persona indossasse delle lenti deformanti per cui più il peso diminuisce più il corpo sembra gonfiarsi. Il cibo diviene un nemico da combattere e da aborrire. Si assiste a una progressiva anestesia emotiva che gradualmente ma inesorabilmente viene estesa a tutte le aree della vita che vengono a perdere qualunque connotazione di piacevolezza; un’armatura che al principio protegge, ma che poi diviene una prigione dalla quale non si riesce ad uscire.

Le usuali tentate soluzioni adottate spesso dai familiari nell’intento di risolvere il problema sono rappresentate da:

  • controllo costante delle quantità di cibo ingerite dalla ragazza con associate esortazioni a mangiare;
  • socializzazione continua del problema in casa che crea spesso anche il vantaggio perverso del riuscire in questo modo ad ottenere più attenzione ed atteggiamenti di maggiore protezione.

Attualmente se ne distinguono tre tipologie: giovanile, adulta, mista.

 

BULIMIA: ingestione di massicce quantità di cibo che determina un incremento ponderale al di sopra del proprio peso forma. In un’ottica strategica se ne possono distinguere tre tipologie fondamentali:

-     continua ingestione di cibo durante tutto il corso della giornata in assenza di vere e proprie abbuffate. Il peso aumenta in maniera esponenziale con un’usuale manifestazione di problematiche legate al sovraccarico cui vengono sottoposte le funzioni corporee in relazione al peso eccessivo;

-     alternanza di periodi di riuscito controllo (dieta) con perdita anche di molti chili, a periodi di perdita di controllo che sfocia in vere e proprie abbuffate;

-     Il cibo va a compensare un vuoto. Si includono tutte quelle persone nelle quali il cibo serve a compensare a delle mancanze oppure a proteggere da eventuali sensazioni ritenute non tollerabili. Il grasso rappresenta una corazza per proteggersi da eventuali sofferenze.

La principale tentate soluzioni è rappresentate da:

  • dieta controllata o “fai da te” che può avere anche successo inizialmente o per un periodo di tempo variabile ma non si riesce a mantenere nel tempo.

Le tentate soluzioni del sistema famiglia vari tentativi di esortare la persona a mangiare meno.

 

VOMITING: definita nella nosografia classica come bulimia, in realtà la sindrome da vomito o vomiting rappresenta un disturbo a se stante, con una struttura di funzionamento differente per la quale, di conseguenza, occorre una tipologia di intervento differente dal punto di vista delle tecniche adottate. Su base più frequentemente anoressica, il disturbo si struttura inizialmente utilizzando il vomito come il principale tentativo di compensare ai “danni” compiuti con il cibo. Successivamente, come accade a tutto ciò che venga ripetuto per un certo periodo di tempo, il mangiare per vomitare diviene un vero e proprio rituale basato sul piacere. Si tratta di una sorta di demone/raptus di fronte al quale la persona si sente completamente inerme; qualcosa di indesiderato ma al tempo stesso anelato, dove il piacere deriva non tanto dal concedersi i cibi ritenuti proibiti, quanto dall’espellerli attraverso il vomito. Anche in questo caso, come per la bulimia possono essere distinte diverse tipologie, le più frequenti delle quali sono:

Trasgressive pentite che riconoscono la piacevolezza del rito del quale desiderano liberarsi. In questo caso al piacere si aggiunge la tortura, spesso derivante da anni di disturbo che occupa buona parte delle proprie giornate e che ha annullato la maggioranza delle altre possibili sensazioni piacevoli che la persona desidera recuperare (non ultimo il piacere sessuale).

Trasgressive compiaciute per le quali mangiare per vomitare è talmente piacevole da non riuscire a rinunciarci. Spesso la terapia è richiesta da un familiare, oppure indotta dall’invadenza del disturbo che è dilagante, o ancora dalla massiccia diminuzione di peso.

 

BINGE EATING: alternanza tra digiuno e massicce abbuffate, che possono verificarsi nell’arco di una settimana o anche di una stessa giornata composta da un solo pasto che in realtà è un’abbuffata. La sensazione prevalente è quella di doversi difendere dalle abbuffate per il timore di aumentare di peso. La tentata soluzione prevalente è il digiuno che, tuttavia, rende la persona come una pianta assetata nel deserto per cui, giorno dopo giorno, il corpo e la mente sentono sempre più la necessità ed il desiderio del cibo, tanto che nel momento in cui la persona se lo concede perde il controllo e non riesce a fare a meno di abbuffarsi in maniera smodata. Sono spesso presenti anche, quali tentate soluzioni (per riparare alle abbuffate):

  • uso di lassativi e/o diuretici;
  • attività fisica smodata.

Le tentate soluzioni del sistema familiare, quando coinvolto, consistono in:

  • intervenire cercando di convincere la ragazza quando non mangia a mangiare di più, quando mangia troppo a mangiare meno;
  • socializzazione continua del problema in casa, che diviene il principale argomento di conversazione.

 

 

La Terapia Breve Strategica, utilizzando la stessa logica di funzionamento del problema, va a rompere il circolo vizioso che incatena la persona al disturbo, per poi farla divenire consapevole dei meccanismi disfunzionali di mantenimento del problema, fino alla sua totale risoluzione. L’intervento può comprendere anche la famiglia in relazione alle necessità di volta in volta valutate, a seconda dell’età e del grado di coinvolgimento della stessa nel problema.

 

Letture consigliate:

- Nardone, G. (2007), “La dieta paradossale”, Ponte alle Grazie, Milano

- Nardone, G. (2003), “Al di là dell'odio e dell'amore per il cibo”, Superbur - Rizzoli, Milano

- Nardone, G., Verbitz, T., Milanese, R. (1999), “Le prigioni del cibo. Vomiting, Anoressia, Bulimia: la terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie, Firenze

- Nardone, G., Selekman, M. D. (2011), "Uscire dalla trappola. Abbuffarsi, vomitare, torturarsi: la terapia in tempi brevi", Adriano Salani Editore S.p.A., Milano