DISTURBO OSSESSIVO: si manifesta con pensieri intrusivi che possono consistere in parole, frasi o immagini.

Una sorta di film che ha luogo nella mente della persona che diviene ostaggio di se stessa e che la distrae dalle usuali attività quotidiane fino, nei casi estremi, a bloccarla completamente. La tentata soluzione principale messa in atto di fronte a tale continua rimuginazione consiste nel tentare di combattere tali pensieri/immagini al fine di scacciarli, ma pensare di non pensare è già pensare.

 

DUBBIO PATOLOGICO: la persona viene continuamente invasa da dubbi/domande ai quali cerca di dare una risposta, ma ogni risposta che si dà genera un nuovo dubbio, una nuova domanda, che a sua volta è seguita da un tentativo di risposta a domande che non hanno risposta. Come afferma Kant “Non esistono risposte corrette a domande scorrette”; se una persona si chiedesse, ad esempio, domani mi ammalerò? Forse sì, forse no. Ma se sì di che cosa? Se no quando? …Gradualmente, la persona si imprigiona in un labirinto fatto di domande e risposte e ogni volta che le sembra di aver trovato la chiave per aprire una porta, si trova di fronte ad un’altra porta, poi ad un’altra e ad un’altra ancora, finché si cortocircuita nel labirinto che essa stessa ha costruito.

 

DISTURBO COMPULSIVO: si può esprimere attraverso la necessità/illusione di tenere sotto controllo la propria realtà che può spingere la persona a:

  • irrigidirsi in una serie di schematismi che in principio rassicurano per poi diventare una prigione limitante della quale non si può fare a meno;
  • evitare precauzionalmente una serie di situazioni ritenute ansiogene o pericolose che, in questo modo, diventano sempre più ansiogene;

Una variante sempre più consistente si riferisce ai comportamenti compulsivi legati all’abuso di internet e alla sfera sessuale che non si inseriscano nella sfera delle parafilie. In tali casi, un comportamento inizialmente piacevole diviene, protratto in maniera continuativa per un certo periodo di tempo, una necessità, quindi una compulsione, che si trasforma in una tortura della quale la persona non riesce a fare a meno.

 

DISTURBO OSSESSIVO –COMPULSIVO: sulla base di una paura, la persona mette in atto una serie di comportamenti atti a:

  • riparare a qualcosa che è accaduto (controllare di avere chiuso il gas prima di uscire per evitare che la casa scoppi, lavare le mani dopo aver toccato qualcosa ritenuto sporco per evitare di contaminare il tempio/casa tutto pulito, ripetere una formula mentale dopo aver compiuto un’azione ritenuta punibile per espiare le proprie colpe, etc.);
  • prevenire che accada qualcosa di cui ha paura (fare la doccia prima di andare a letto tutte le sere perché il letto non si contamini, controllare che tutte le porte siano chiuse prima di andare a letto, ordinare la propria casa in modo che nulla sfugga al proprio controllo, etc.);
  • propiziare che accada ciò che desidera (indossare una specifica maglia per affrontare situazioni particolari pena l’impossibilità di farlo, ripetere formule mentali specifiche perché questa proceda nel modo adeguato, salire le scale iniziando con il piede destro e scenderle con il piede sinistro, etc.);
  • prevenire-riparare (come la paura dello sporco per cui la persona non solo deve pulire qualcosa dopo che si è sporcata ma deve mettere in atto una serie di precauzioni per far sì che ciò che è stato pulito non venga di nuovo contaminato dallo sporco).

La persona è consapevole dell’assurdità delle proprie azioni ma non riesce a evitare di metterle in atto, talvolta coinvolgendo il proprio sistema familiare che diviene così ostaggio del disturbo ossessivo -compulsivo.

 

IPOCONDRIA: si esplica nella certezza di avere una malattia per risolvere la quale, secondo un’ottica strategica, vengono messe usualmente in atto le seguenti principali tentate soluzioni:

  • continuo ascolto dei segnali del proprio corpo invariabilmente interpretati come indizio di malattia;
  • consultazione di specialisti/internet con conseguenti periodici check-up delle proprie funzioni organiche. Il referto negativo o la rassicurazione del medico rassicurano fino all’emergenza di un nuovo segnale.
  • socializzazione a familiari o amici che nel tentativo di rassicurare fanno sentire non compresa la persona che si arrocca sempre di più sulla propria credenza disfunzionale.

 

DISMORFOFOBIA: si esplica nella certezza di avere un difetto fisico prevalentemente riferito al volto (naso troppo grosso o aquilino, mento sporgente, occhi cadenti, labbra troppo sottili o troppo grandi) ma che può coinvolgere anche altre parti del corpo come il seno o i genitali maschili o femminili. Talvolta, sulla base di un reale difetto o alterazione della propria immagine corporea, dovuta per esempio alla presenza di una cicatrice di evidenza non consistente, si struttura una vera e propria fissazione rispetto a quella parte vissuta come deturpante dalla persona. Non si include in questa categoria il dimorfismo che si realizza nelle persone affette da disturbo alimentare. Le usuali tentate soluzioni adottate dalla persona sono raggruppabili nelle seguenti:

  • evitamento delle situazioni espositive nella convinzione che il difetto verrebbe comunque notato ed evidenziato da tutti, che va a confermare la certezza di avere un difetto;
  • tentativo di mascherare il difetto in vario modo (trucco, occhiali, taglio di capelli studiato ad hoc per il volto, bande elastiche o abbigliamento extralarge per il corpo, etc.) che rende ancora più evidente agli altri l’esistenza di un presunto difetto.
  • socializzazione continua del proprio problema che crea negli altri in genere tentativi di rassicurazione rispetto all’inesistenza del difetto che non rassicurano, radicando ancora di più nella persona la convinzione della sua presenza.
  • correttivi chirurgicia cui in genere segue l’individuazione di altri difetti da correggere.

 

La Terapia Breve Strategica, utilizzando la stessa logica di funzionamento del problema, va a rompere il circolo vizioso che incatena la persona al disturbo, per poi farla divenire consapevole dei meccanismi disfunzionali di mantenimento del problema, fino alla sua totale risoluzione. L’intervento può comprendere anche la famiglia in relazione alle necessità di volta in volta valutate, a seconda dell’età e del grado di coinvolgimento della stessa nel problema.

 

 

Letture consigliate:

- Nardone, G:, Portelli, C. (2013), “Ossessioni, compulsioni, manie: la terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie, Milano

- Nardone, G., Balbi, E. (2008), “Solcare il mare all'insaputa del cielo”, Ponte alle Grazie, Milano

- Nardone, G. (2003), “Non c'è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico”, Ponte alle Grazie, Milano

- Nardone, G. (2000), “Oltre i limiti della paura”, Rizzoli, Milano

- Nardone, G. (1993), “Paura, Panico, Fobie”, Ponte alle Grazie, Milano