L’idea di base, sin dal primo progetto di ricerca sui disturbi fobico -ossessivi nel 1985, fu quella di far evolvere modelli generali di terapia verso protocolli specifici di intervento per particolari patologie,ossia, sequenze prefissate di manovre terapeutiche con potere euristico e predittivo, capaci di guidare il terapeuta alla rottura, mediante particolari stratagemmi terapeutici, di specifiche rigidità patologiche e alla loro ristrutturazione in modalità funzionali di percezione e reazione nei confronti della realtà. Al fine di tale progetto ci si avvalse, non solo della tradizione teorica, applicativa  e di ricerca della terapia breve del M.R.I di Palo Alto, ma di una nuova rigorosa metodologia di ricerca -intervento in campo clinico di tipo empirico sperimentale, in linea con la ricerca avanzata tipica della Fisica e delle Scienze applicate più evolute, basata sull’assunto che sono le “soluzioni che spiegano i problemi e non le ipotetiche spiegazioni che conducono alle soluzioni.” Il Modello è stato così costituito sulla base dei criteri di:

»Efficacia:la capacità dell’intervento di raggiungere gli scopi prefissati. Nel nostro caso l’estinzione dei disturbi presentati dal paziente;

»Efficienza:la capacità di produrre risultati in tempi ragionevolmente brevi. Nel nostro caso una terapia deve dare esiti di miglioramenti sin dalle prime sedute e deve condurre allo sblocco del problema nell’arco di 3-6 mesi.

»Replicabilità:la proprietà di una tecnica terapeutica di poter essere applicata a persone differenti che presentano lo stesso tipo di disturbo.

» Predittività: per ogni singola manovra terapeutica devono essere previsti gli effetti in modo tale da correggere quelli indesiderati nel corso del processo terapeutico.

»Trasmissibilità:la caratteristica di un modello di poter essere appreso e applicato da differenti persone, ovvero ciò che rende una tecnica terapeutica materia di insegnamento della psicoterapia.

Oltre a ciò furono mutuate dalla logica matematica le formulazioni non ordinarie, in grado di utilizzare l’autoinganno, la credenza, il paradosso e la contraddizione, come elementi strutturali di modelli Logici rigorosamente costruiti. (Newton Da Costa, Nardone). In altri termini, mediante il contributo della Logica formale, creativi stratagemmi terapeutici, basati su logiche non ordinarie, potevano divenire strumenti formalizzati all’interno di modelli di intervento dimostratesi efficaci e replicabili. Tutto ciò ha condotto a salvaguardare, nella messa a punto di strategie terapeutiche,  sia la creatività che la sistematicità. Tale lavoro, di studio empirico per la costituzione di sequenze terapeutiche applicato a migliaia di casi, nell’arco di oltre 25 anni, ha portato, come testimoniano le numerose pubblicazioni da questo scaturite, alla formulazione di protocolli evoluti di terapia breve, composti di tecniche innovative costruite ad hoc per sbloccare le particolari tipologie di persistenza proprie delle più importanti patologie psichiche e comportamentali. Questi protocolli di trattamento si sono dimostrati capaci di risolvere, con un più elevato tasso di efficacia ed efficienza di qualunque altra psicoterapia alcune forme rilevanti di patologie, quali i disturbi fobici ossessivi  compulsivi e i disordini alimentari. (Nardone-Watzlawick 1997, Nardone-Watzlawick 2005, Castelnuovo e altri 2011. Nardone-Ranieri Brook 2011, Nardone-Salvini 2013).

La laboriosa ricerca -intervento in campo clinico ha condotto, infine anche a nuove assunzioni rispetto sia alla struttura dei procedimenti di Problem Solving che alle caratteristiche della comunicazione terapeutica, nel loro svolgersi fase per fase, dalle prime battute alla conclusione della terapia. Un’altra fondamentale caratteristica del Modello di Terapia Breve Strategica è che, in linea con la Logica Strategica (branca specialistica della Logica matematica) l’intervento terapeutico viene a costituirsi non sulla teoria assunta a monte dal terapeuta ma sulla base dell’obbiettivo da raggiungere e delle caratteristiche del problema da risolvere. Pertanto l’assunzione di partenza è la rinuncia a qualsiasi teoria normativo -prescrittiva, compresa la teoria sistemica dalla quale per alcuni aspetti la terapia breve è derivata. Si ritiene, infatti, che qualunque teoria assunta a priori funzioni comunque come giudizio “implicito” (Salvini 1991) o pregiudizio forviante per la messa a punto di efficaci soluzioni. Al contrario, il calzare l’intervento alle prerogative del problema e all’obbiettivo da raggiungere, induce a costruire una strategia ben focalizzata che poi dovrà “autocorregersi” nella sua interazione con il problema.  In altri termini, la strategia si adatta tattica dopo tattica alle risposte derivanti dagli interventi messi in atto: come nel gioco degli scacchi, si procede con una apertura seguita da mosse che si susseguono sulla base  del gioco dell’avversario. Se la strategia dell’avversario, ossia la modalità di persistenza del disturbo, appare tra quelle ben note, si potrà tentare una sequenza formalizzata di scacco matto in poche mosse, ossia un protocollo specifico di trattamento.  La misurazione degli effetti, in questo caso, non sarà  solo tra l’inizio e la fine della terapia, ma sarà rivolta ad ogni singola fase del processo terapeutico, poiché, come in un modello rigoroso matematico, si ipotizzano le possibili risposte ad ogni singola manovra, le quali vengono poi verificate, mediante la prassi empirico -sperimentale. Tale metodologia conduce a ridurre tali possibilità di risposta ad un massimo di 2 o 3 per ogni singolo intervento, permettendo, così, di costruire, poi, per ognuna di tali varianti di risposta la successiva mossa. Quindi, si procede con una misurazione processuale degli effetti e del valore predittivo di ogni singola manovra e non solo dell’intero processo terapeutico. Quanto affermato non può naturalmente prescindere dall’originalità che caratterizza ogni individuo che richiede un adattamento dell’intervento ad ogni singola persona, famiglia e contesto socio-culturale. Come già affermava Erickson, infatti, ogni individuo possiede caratteristiche uniche ed irripetibili, così come la sua interazione con se stesso gli altri e il mondo rappresenta sempre qualcosa di originale. Quindi ogni interazione umana, anche quella terapeutica, risulta essere unica ed irripetibile; sta al terapeuta  adattare la propria logica e il proprio linguaggio a quello del paziente procedendo, in tal modo, nell’indagine delle caratteristiche del problema da risolvere, sino alla rilevazione  della sua specifica modalità di persistenza. Una volta individuate le peculiarità della persistenza del problema, egli potrà  utilizzare la logica di Problem Solving che appare più idonea, seguendo nella sua costituzione e nella sua applicazione il modello sopra descritto, ma formulando ogni singola manovra adattandola alla logica e al linguaggio del paziente. In questo modo, in realtà l’intervento terapeutico mantiene la sua capacità di adattarsi alle singolarità di ogni nuova persona e situazione, mantenendo, tuttavia, anche il rigore strategico a livello di struttura dell’intervento. Per rendere ancora più chiaro questo importante concetto, è bene sottolineare che ciò che può essere prefissato è la strategia, a livello di struttura dell’intervento che si adatta alla struttura del problema e alla sua persistenza ; ciò che cambia sempre è l’interazione terapeutica, la relazione con il paziente ed il tipo di comunicazione che si utilizza. Pertanto, anche quando si adotta un protocollo di trattamento specifico, come nel caso dei disturbi fobico -ossessivi e le varianti dei disordini alimentari, ogni manovra è sempre diversa ma rimane sempre la stessa, poiché  questa cambia nella sua esplicitazione comunicativa  e nel suo adattamento alla persona, ma rimane la stessa manovra a livello di procedura Strategica di Problem Solving.