La prima caratteristica della terapia breve evoluta è che l’intervento terapeutico viene attuato non partendo da una teoria a priori assunta dal terapeuta ma sulla base dell’obbiettivo da raggiungere e delle caratteristiche del problema da risolvere. Si abbandona pertanto qualunque teoria forte assunta a priori, a favore della messa a punto di soluzioni pragmatiche ed efficaci, orientate al raggiungimento di uno specifico obiettivo. L’intervento viene adattato quindi all’obiettivo da raggiungere e ad ogni singola persona, famiglia e contesto socio-culturale di applicazione, che sono di per sé unici e irripetibili, così come altrettanto originale è la sua interazione con se stesso, gli altri e il mondo. Di conseguenza, anche l’interazione terapeutica risulta essere unica ed irripetibile. Sta al terapeuta adattare la propria logica ed il proprio linguaggio a quello del paziente procedendo nell’indagine delle caratteristiche del problema da risolvere, sino alla rilevazione  della sua specifica modalità di persistenza. Tecnicamente, questa è la fase di indagine sulle “tentate soluzioni”. Le tentate soluzioni rappresentano il principale strumento operativo del lavoro strategico. In pratica, si tratta di individuare quali sono i tentativi di soluzione ridondanti, ossia quell’insieme di azioni personali, pensieri soggettivi, dinamiche relazionali, emozioni dominanti, ecc. che costantemente la persona mette in atto nel tentativo di superare il problema. Una volta individuate le peculiarità della persistenza del problema, il terapeuta potrà  utilizzare la logica di Problem Solving che appare più idonea. Se la modalità di persistenza del disturbo, appare tra quelle ben note, si potrà utilizzare una sequenza formalizzata di strategie e soluzioni, ossia un protocollo specifico di trattamento. Negli anni abbiamo perfezionato molti protocolli specifici di trattamento per problemi come gli attacchi di panico, l’agorafobia e la claustrofobia, l’ipocondria, i disturbi ossessivi e quelli ossessivo-compulsivi, quelli sessuali e per le principali forme di disordine alimentare come l’anoressia, la bulimia e il vomiting. Se al contrario il meccanismo di persistenza del problema sembra avere aspetti di originalità, si escogiterà una serie di strategie costruite ad hoc. In entrambi i casi, sarà la misurazione dei risultati di volta in volta prodotti – non solo tra l’inizio e la fine della terapia, ma durante ogni singola fase del processo terapeutico – a guidare i successivi passi terapeutici, come in un rigoroso modello matematico che dimostra di essere non solo efficace ed efficiente, ma anche auto correttivo, replicabile e predittivo. Il fine ultimo della terapia è quello di costruire autonomia e indipendenza. Il cambiamento strategico è infatti efficace quando mette la persona in condizione di non doversi più “appoggiare” o farsi aiutare, ma essere in grado di gestire in prima persona le esperienze che la vita le propone. Questa metodologia permette nella maggioranza dei casi di sbloccare la patologia molto rapidamente.  A tale cambiamento corrisponde un progressivo innalzamento di autonomia personale ed un incremento dell’autostima, dovuto al recupero della fiducia nelle proprie risorse e capacità personali. Da questa ottica, appare assurda la usuale convinzione che problemi e disagi che persistono da molto tempo, necessitino obbligatoriamente, per essere risolti, di un altrettanto lungo e sofferto trattamento terapeutico. In molti casi, mediante un piano strategico ben congeniato e ben applicato, si possano sbloccare, in tempi rapidi (talvolta dopo un solo incontro), problemi e disturbi radicati da anni. Ovviamente esistono casi che richiedono una terapia più lunga ed altri minor tempo. Tuttavia, rimaniamo convinti che se una terapia funziona, deve produrre cambiamenti significativi molto rapidamente.